jeudi, novembre 16, 2006

Brescia

Questa notte non so. Ed è perche avvolte mi fatico e non posso piu seguire, avvolte sento come se non potesse respirare, e il tempo mi fa male. Anchora le vecchie abbitudine, seguo seducendo lo sconosciuto, soltanto per ricordare il piacere abbituale, soltanto per combattere la nostalgia, cercando di ritrovare gli odori di sempre, fermando il tempo sempre fluito.

Stamattina erano la luce e l’aria, come allora, tra le vigne, nella tarde arrivata da subito —troppo tosto—, io camminando nell’angostissima via di terra, scendendo alla piazza per prendere l’autobus e andare in città. Ricorrevo le strade griggie della architettura fascista, m’impauriva la vista delle mure, immaginavo il temore e mi mancava parlarne a qualcuno... a qualsiasi. Però, stamattina, mi mancaba flottare, come quando scendevo e Suzanne Vega mi parlava alle orecchie (questo grazie all piccolo apparecchio blu che ho comprato in Lione e poi, crudelmente, mi hanno rotto in An Arzh, in Capo d’Anno). Comunque, non posso veramente parlarne. Mi mancherebbe passare ore qui. Se potesse disegnare, io, farebbe piutosto dei quadri. Altre cose. Non voglio piu di parole, non servono a niente. Non voglio pui di politica, perche doppo non conduce a niente. La lotta eterna, e finalmente come Cassandra, vedere come tutto capita a la fine; sempre il peggio immaginabile arriva come un colpo aspettato da tempo. Eh, precisamente, un colpo di stato, anche militare. E tutti tranquilli, tutto bene. Tutto è normale in questo maledetto paese, anch’io son’ normale. E sono ammalatto da tutto ciò: nessuno dice niente, nessuno fa niente, e ci siamo noi a griddare come pazzi sperando, aspettando, e anche facendo, e facendo niente. E poi, dunque, logicamente noi siamo nessuno. Non c’è presenza alcuna in questa assenza.

Questa notte giocco a non essere io, a scrivere cose che cencellerò domattina, prim’ora. Come tutti giorni cancellerò la notte completa, e tornerò ad io, lotterò ancora come tutti noi (noi-altre, come diciamo in altre-lingue, nella nostra lingua spagnola). Prometto, domani, pensare nella alterità, la nostra autrement—, prometto rittornare a me stesso e rimanere dentro i limiti conosciuti, comprensiblili: i miei così cari limiti que mi permettono immaginare che è possibile communicare qualcosa, e così giocco a pretendere che communico con voi, e sono contento trovando le bugie per continuare. Domani, doppo, scriverò sulla sporca politica, denuncierò la frode, il colpo... però mai sarò capabile di spiegare per ché siamo ancora qui, non sò per ché possiamo ancora mangiare, pensare, respirare, sapendo tutto questo, vedendo tutto questo. (Lo stile mi fa ridere, perché sò che di tutte maniere, domani, questo che scrivo mi farà tuttavia schifo). Come è ancora possibile di vivere doppo l’orrore? Com’è possiblile di scrivere nell’attesa dell’orrore a-venire? Non ostantte, io scrivo, sperando non essere capito.

Questa notte non sono io. Ho una carta di credito. Sono un’altro, e gioccherò; domani, parliamo. Domani sono io medesimo. Domani faccio la protesta, domani convoco per lo Zocalo il 20, per San Lázaro il primo dicembre, domani sono traduttore, domani sono editore, domani sono studente, domani vado al concerto... e l’anno prossimo a Gerusaleme.

Mi mancano gli Appennini, mi manca la Pianura Padana, mi manca la Valle Trompia, i paesini, mi manca il teatro, gli attori, i politici, mi mancano il lago di Garda e il lago d’Iseo... mi manca il treno. È arrivato l’autunno, di nuovo, ed io sono qui.



Ciudad de México, 20061116 0456 - 26 Heshvan 5767

2 commentaires:

Natalia a dit…

A medio tropezones entiendo... creo que entiendo más porque estoy contigo, porque justo ahora te miro dormir y creo saber lo que puedes estar soñando... porque a mí me queda una --otra-- noche larga de trabajo en la que mis propias tristezas amenazn de manera permanente con cancelar el esfuerzo. Prometo no llenar nuestra cueva de demasiado humo. Por lo que vale, te amo.

JWVM a dit…

Ca vaut la totalité toute entière. Ca me vaut l'infini.